1 settembre 2016

Sex Pistols - Never Mind The Bollocks, Here's The Sex Pistols (1977)

«Per fortuna» Sid Vicious in quei giorni del marzo 1977 ha l'epatite, come commenterà, con il fair play tipico dei Pistols, Steve Jones, il chitarrista. Il basso lo suona più che altro Jones stesso, ma pure Glen Matlock, proprio quello che John Lydon non sopporta più, quello un po' a disagio perché sua madre non approva che lui frequenti i Pistols e che in teoria non è più nel gruppo da gennaio. Sid Vicious, un fan della prima ora, ha preso il suo posto grazie soprattutto a come si presenta. Un vero punk. Alla fine, il suo contributo all'unico album della band sarà più o meno pari a zero. Nel novembre 1976 i quattro membri originali pubblicano Anarchy In The UK con la Emi, l'etichetta discografica dell'establishment britannico, quella dei Beatles, l'unica multinazionale con sede nel Regno Unito. Poi vanno in televisione a dire parolacce: li vedono solo a Londra, ma la stampa popolare li tiene in prima pagina per giorni. La Emi li molla, come l'americana A&M, con la quale firmano il contratto davanti a Buckingham Palace: di ritorno dalla cerimonia, sbronzi, disgustano impiegati e dirigenti durante una visita di cortesia negli uffici. Arriva Richard Branson, fondatore dell'innovativa Virgin Records, forse l'unico in grado di portare a termine l'impresa impossibile di registrare un album. I pezzi li scrivono insieme i quattro della band, i testi sono di Johnny, ma le firme sono sempre quattro: una consuetudine che viene rispettata anche per Holidays In The Sun, scritto dopo l'addio di Matlock, che dunque — caso unico — ha tra gli autori anche Sid. La leggenda che i Pistols fossero grandi anche se — e soprattutto perché — non sapevano suonare si rivela per quello che è: una sciocchezza. Il muro di suono è impressionante, i dodici pezzi che consegneranno alla storia Rotten & C. sono concentrati di energia e classicità rock'n'roll. Come se davvero non ci fosse futuro: «Quando non c'è futuro, come può esistere il peccato?» Johnny Rotten, quello che andava in giro con scritto sulla maglietta «Odio i Pink Floyd», fa la differenza: è sgraziato, antiretorico («E stato il primo a cantare in inglese», dirà l'acido Elvis Costello), antimelodico. Poi c'è il fascino di un capolavoro uscito quando di fatto il gruppo è finito, e la tragedia incombe, e il movimento punk ha già detto tutto. «Hai mai avuto la sensazione di essere preso in giro?» (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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