22 luglio 2016

Talking Heads - Talking Heads: 77 (1977)

Sono gli ultimi dei quattro big del CBGB che arrivano a pubblicare un album (gli altri tre sono Ramones, Patti Smith e Television). Sono anche, almeno in apparenza, i piú pop tra i quattro i meno chitarristici, i piú ironici. Vengono tutti dalle scuole d'arte: il tastierista, Jerry Harrison, studia architettura a Harvard. Scottato dallo scioglimento dei Modern Lovers, di cui faceva parte, impiega qualche mese per farsi convincere a mollare l'università. Ci riescono infine David Byrne, che è nato in Scozia e ha vissuto anche in Canada, Chris Frantz e Tina Weymouth, che sono una coppia: i tre abitano insieme in un loft con i materassi sul pavimento e mangiano cibo cinese per spendere meno. Byrne è innamorato del suono della chitarra elettrica, che considera il primo e forse unico strumento musicale della modernità, pulito, metallico, preciso, «ma anche funky e africano». In una parola sola, americano. Il rock'n'roll gli pare morto, o almeno agonizzante, mentre la scena dance, almeno a New York, sembra vitale, interessante quanto il nascente punk dei locali di Manhattan. « Get It Together dei Jackson 5 è stato importante per noi quanto Sgt. Pepper dei Beatles», scriverà anni dopo, accreditando la scoperta del funky a Chris e Tina, la sezione ritmica della band. Il segreto è che tutto (l'Africa, l'America, il funky) viene unificato da un approccio intellettuale, freddo. «Pulito», direbbe Byrne. E la versione musicale della lattina di zuppa Campbell di Andy Warhol, una riproduzione precisa di detriti della cultura di massa, apparentemente senza emozione, illuminata dalla luce fredda dell'intelligenza, non dal fuoco caldo della passione. Eppure il primo album della band è divertentissimo, geniale, trascinante. A suo modo. Rappresenta perfettamente il nuovo sguardo sulla contemporaneità, uno sguardo cinico e sarcastico, lo sguardo che il rock'n'roll ha perso perché è diventato esso stesso istituzione. In apparenza i Talking Heads scrivono canzoni semplici come quelle dei primi Beatles, ritmiche potenti e le tastiere a dare un po' di colore. Ma il canto stralunato e non sentimentale di Byrne porta tutto su un altro piano. O forse su un altro pianeta, il Pianeta delle Teste Parlanti, pronto ormai ad attaccare il nostro e a prenderne possesso. Senza annientarci però, solo per ridere di noi. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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