5 giugno 2016

Bob Dylan - Blood On The Tracks (1975)

Anni dopo dirà che si era ispirato ad Anton Cechov, altro che a sua moglie e alle vicende tristi di un matrimonio andato in dissolvenza. «In questo album risento i miei genitori», dirà invece Jakob, figlio suo e di Sara, uno che qualcosa dovrebbe ricordare. «E quando ho incontrato Norman che tutto è cambiato e il matrimonio ha cominciato ad andare in pezzi. Sara non capiva che cosa pensavo, e io non sapevo spiegarglielo». Norman, si scoprirà poi, è Norman Raeben, figlio dello scrittore yiddish Sholem Aleichem (vero nome: Sholem Rabinoviè), creatore della saga a cui si ispirerà il musical Il violinista sul tetto. Norman ha uno studio sopra la Carnegie Hall, riceve Dylan senza sapere chi è, gli mostra un vaso per trenta secondi e poi gli ordina di dipingerlo. Dylan passa l'esame, ma dirà di essersi reso conto, quel giorno, di aver guardato senza davvero vedere nulla. Per due mesi cancella ogni appuntamento e dal lunedí al venerdí, dalle otto del mattino alle quattro del pomeriggio, studia con Raeben. Stando a quanto dirà lui stesso, impara non tanto a dipingere quanto a osservare. Dai tempi dell'incidente motociclistico dopo Bionde On Blonde, sente di aver solo provato a scrivere con la spontaneità di prima, senza mai riuscirci. Il segreto è trattare le parole e la musica come se fossero quadri, opere in cui puoi, se vuoi, rintracciare ogni particolare, grandi tele in cui ciò che conta è l'impressione complessiva. In altre parole (parole di Dylan), «non c'è senso del tempo, o il tempo è spezzettato», In altre parole ancora, il punto di vista cambia continuamente, «e ieri, oggi e domani sono nella stessa stanza nello stesso momento, e non c'è niente che non si possa immaginare». Tangled Up In Blue, Simple Twist Of Fate, Shelter From The Storm, Idiot Wind sono tra i pezzi piú memorabili della storia di Dylan. Blood On The Tracks sarà il suo capolavoro finale, quello incompiuto, su cui tornerà piú spesso (si dice che ne abbia scritto , in un capitolo che ha poi deciso di non pubblicare nelle sue Chronicles), forse perché insoddisfatto della forma che gli ha dato. Il disco è già pronto a dicembre 1974, ma su consiglio di suo fratello lui decide di reinciderlo in buona parte a Minneapolis, vicino alla casa di campagna che si è comprato da poco, quella in cui ha costruito il suo studio da pittore, «Ci sono belle idee in quelle Zoni. Suonate male, però», commenterà Bob. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

1 commenti:

ReAnto R ha detto...

È uno dei più bei dischi di Bob :-*