9 maggio 2016

Sei cantautori italiani che ...cantano ancora

Fausto Amodei: Fausto Amodei, per chi non lo sapesse, è stato uno dei protagonisti del movimento "Cantacronache," che per la prima volta in Italia usò la canzone popolare per esprimere contenuti di forte impegno sociale. Negli anni successivi l'autore ha accentuato la sua prospettiva politica, scrivendo molte canzoni di denuncia: la più famosa resta "Per i morti di Reggio Emilia," divenuto un vero e proprio inno delle rivolte studentesche e operaie degli anni sessanta/settanta. Vai al sito

Pierangelo Bertoli: Cantava con naturale fermezza, senza alcuna concessione alle piccole furbizie da palcoscenico, senza cercare complicità. Non forzava il timbro, non voleva fare il nero-bianco anche se si capiva che la musica nera gli piaceva molto. Non aveva modelli di riferimento, era semplicemente se stesso, ma al contempo riusciva ad essere la voce di tanti. Senza fronzoli. E in un'epoca in cui la spettacolarizzazione ci condizionava tutti, il suo rigore insegnava che quando si hanno radici profonde, non c'è alcun bisogno di agitare le fronde. Gianfraco Manfredi. Vai al sito

Piero Ciampi: Com'è bello il vino, rosso rosso rosso, bianco è il mattino, sono dentro a un fosso. E in mezzo all'acqua sporca godo queste stelle, questa vita è corta, è scritto sulla pelle. Ma com'è bello il vino bianco bianco bianco, rosso è il mattino, sento male a un fianco. Vita vita vita, sera dopo sera, fuggi tra le dita, spera, Mira, spera. Vai al sito

Fabrizio de Andrè: Siamo qui, e tutto passa. Anche l'acqua, senti? Si sta calmando. Scende la sua rabbia, più non si gonfia. Lascia solo fango, solo macerie alle sue spalle, e sguscia nei vicoli più stretti, in rigagnoli sempre più fini. Cosa resta dopo l'orgasmo di un momento? La vita di prima. Più difficile forse, forse da risistemare… ma sempre la stessa. E allora cos'è stato? L'evasione di un momento? E' davvero stato così indispensabile? Doveva quel fiume maledetto strabordare? E di noi cosa dici? Era necessario? Inutile tentare di ripescare le ragioni di un momento, non saranno più le stesse. Non saranno così forti. Saranno meno vere, più traballanti, più complicate. Eppure tardi, ogni volta troppo tardi: solo il tempo per pentirsi resta sempre, anzi abbonda. Vai al sito

Ivan Della Mea: ...ha inciso un disco, Io so che un giorno, che rimane probabilmente la cosa migliore mai scritta in Italia nel campo del canto politico. Ci si trova dentro, genialmente, quella componente del fare politica che è la memoria storica e di classe e c'è la rilettura - dopo 20 anni - di una fase cruciale della storia operaia italiana, fatta dal di dentro delle cose e delle esperienze; ci sono gli anni '50 con le loro storie private e pubbliche, coi loro drammi individuali e collettivi. Le ballate in questo disco sono tra i più riusciti tentativi, nella cultura italiana contemporanea, di fare storia di classe ed espressività popolare insieme.

Giorgio Gaber: "Uomini, uomini del mio presente non mi consola l'abitudine a questa mia forzata solitudine, io non pretendo il mondo intero vorrei soltanto avere un luogo, un posto più sincero, dove un bel giorno, magari molto presto, io finalmente possa dire: questo è il mio posto. Dove rinasca non so come e quando il senso di uno sforzo collettivo per ritrovare il mondo."  Vai al sito


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