13 dicembre 2015

The Rolling Stones - Beggars Banquet (1968)

I Rolling Stones sono diventati i Rolling Stones solo da qualche mese, ossia da maggio, quando è uscito il singolo Jumpin' Jack Flash, con Keith Richards che adotta l'accordatura aperta di Robert Johnson (la sua però è su una chitarra a cinque corde) e inventa - riadattando un'idea di Bill Wyman - il riff rock'n'roll, quello che ti entra in testa e non ti molla piú. Gli Stones ingaggiano Jimmy Miller, che ha già lavorato con Spencer Davis Group e Traffic (saranno insieme fino al 1973), e sciacquano i panni beat in quello che gli inglesi considerano il blues: chitarre ritmiche in evidenza, un cantato che guarda all'America e che il missaggio annega nei suoni della band, uno standard (Prodigal Son) che sulla copertina ci si dimentica di accreditare al reverendo Robert Wilkins. E l'ultimo album al quale Brian Jones dà un contributo reale (quindi, è l'ultimo vero album della formazione originale della band): da tempo ha perso la supremazia sul gruppo, ora comandano Jagger e Richards, e lui si occupa piú che altro di colorare i suoni; i suoi strumenti sono il mellotron, una specie di antenato a nastro dei sintetizzatori, le percussioni, il sitar, l'armonica, la chitarra slide. Ma la coloritura contribuisce non poco a rendere Beggars Banquet il primo vero album che fa degli Stones ciò che sono gli Stones, Keith Richards dirà un giorno che tutto nasce dalla sua nuova collezione di dischi di blues: se l'era fatta negli anni precedenti, in tour negli Usa, e proprio perché gli Stones erano sempre in giro a suonare, non aveva ancora avuto il tempo di ascoltarla per bene. E questo il punto in cui lui e Mick fanno il salto, quando finalmente mettono a fuoco dove vogliono arrivare. Però è anche vero che sono due idee di Mick Jagger a far compiere un balzo verso l'alto a tutto l'album. Sympathy For The Devil, che si ispira qua e là al Maestro e Margherita di Bulgakov, con le sue percussioni incalzanti (e i cori di Marianne Faithfull e Anita Pallenberg) che sembrano alludere a una verità ancestrale (e la verità riguarda la presenza del Male nella Storia, nientemeno), e Street Fighting Man che prende ironiche distanze da ciò che succede in quello stesso 1968, per esempio, a Parigi: «Nella sonnolenta città di Londra non c'è spazio per chi combatte per strada». Meglio dedicarsi al rock'n'roll. La storia gli darà ragione. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

1 commenti:

arcadio ha detto...

ottima recensione!