5 dicembre 2015

The Kinks - The Village Green Preservation Society (1968)

«Il fiasco piú celebrato di ogni tempo» è ciò che secondo Ray Davies è diventato con gli anni l'ottavo album della sua band, The Kinks, il primo ad avere un tema e la struttura tipica di un concept album. Il dunque, è una nostalgica (e ironica) rievocazione della vita nel pieno dell'Inghilterra preindustriale e campagnola: «Ridatemi i negozietti, le tazze di ceramica e la verginità», canta lui ed è impossibile non capire che si parla del passato piú che altro per prendere le distanze dal presente e immaginare un futuro diverso. L'elegia per la vita piú semplice e vera del mondo prima dell'avvento della televisione finisce poi per assomigliare maledettamente a un'esaltazione delle piccole gioie della vita borghese, "le buone cose  cose di pessimo gusto" che affollano i tinelli di provincia in ogni angolo del pianeta, Ce n'è abbastanza, insomma, per spiegarsi l'indifferenza generale suscitata da questo album, uscito in quello stesso 1968 in cui il rock'n'roll voleva cambiare il mondo, certo non portarlo indietro di decenni se non di secoli. Un peccato, perché di «cattivo gusto» in queste canzoni — quasi tutte brevissime — è impossibile trovarne. Ray Davies, autore di tutti i brani memorabili della band (che con Beatles, Rolling Stones e Who è il quarto asso nel poker della British Invasion), si è convinto che la storia del gruppo sia vicina alla fine. Prima progetta di decretarne la chiusura con un album da solista, poi coinvolge i compagni in un'avventura che nelle sue intenzioni è un degno finale di partita. Non sarà cosí (il gruppo conoscerà almeno un altro paio di rinascite) e Village Green rimarrà per sempre una sorta di gioiellino, prezioso e nascosto. Anche grazie all'apporto, alle tastiere, dell'ottimo Nicky Hopkins, un tessuto musicale sobrio e raffinato sostiene una quindicina di bozzetti ispiratissimi, diversi uno dall'altro eppure perfettamente complementari (il segreto è forse il molto britannico sense of humour di Davies, che fa da collante). Un'operazione troppo raffinata, probabilmente, per far dimenticare i potenti precedenti e seguenti — singoli (Lola, You Really Got Me) ai quali i Kinks affidano la propria reputazione. Meglio cosí: passeranno alla storia del rock'n'roll come la piú British delle band anni Sessanta, la meno amata negli Usa e in fondo, per questo, la piú vera. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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