20 aprile 2015

The Byrds - Mr. Tambourine Man (1965)

«C'era uno spazio enorme tra i Beatles e Bob Dylan. Noi ci siamo piazzati proprio nel mezzo», razionalizzerà anni dopo Chris Hillman parlando dei Byrds, che molti americani considerano infatti una sorta di risposta alla British Invasion di quegli anni. I Byrds sono tutti, per quanto giovani, ex musicisti cresciuti nel folk che hanno capito in quale direzione ha preso a soffiare lo spirito del tempo. Bene, l'idea è giusta: dare al rock'n'roll della nuova era, quella post Beatles, un'energia prettamente americana; ma come? La prima intuizione, decisiva, ce l'ha Roger McGuinn, che nella vita precedente suonava il banjo, quando ascoltando A Hard Day 's Night scopre dai Beatles (in particolare da George Harrison) che cosa è possibile ottenere da una chitarra Rickenbacker. Adotta quella a dodici corde, che diventerà l'elemento piú caratteristico del suono dei Byrds. Non basta ancora: qualcuno, alla casa discografica Columbia, mette le mani su Mr, Tambourine Man, un brano inedito di Bob Dylan, e chissà come immagina che possa funzionare con una bella iniezione di elettricità e con le giuste armonie a valorizzarne il percorso melodico. L'unico problema è che i registrano musicisti di studio piú vecchi ed esperti, con McGuinn alla voce solista e alla chitarra, David Crosby e Gene Clark alle armonie. Mr. Tambourine Man diventerà un successo epocale: i Byrds capiranno quale sarà il loro suono ascoltando il loro stesso primo singolo, e Bob Dylan avrà da quella registrazione la conferma che la sua musica è in grado di reggere l'impatto della strumentazione elettrica, di chitarra, basso e batteria rock. E sarà svolta, naturalmente elettrica. Nei mesi seguenti i Byrds completano il primo album, con altri pezzi firmati Dylan e qualche originale. Ma piú che altro rimarrà nella memoria il suono da loro inventato, fatto di armonie vocali e di quei cristallini suoni di chitarra (Rickenbacker, è ovvio) che, grazie a un verso di Mr. Tambourine Man (e grazie all'onomatopea) verranno detti jingle iangle. Piú di ogni altro è questo il suono della nuova America, un suono moderno che cattura e trasporta in un'altra dimensione. E il suono che attraverserà le epoche e arriverà quasi immodificato agli anni Ottanta, fino a quando i rocker che si definiranno alternativi (e i R.E.M. in particolare) se ne approprieranno per dargli qualche altro decennio di vita. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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