6 marzo 2015

Ray Charles - Modern Sounds In Country And Western Music (1962)

Attivo, e con successo, già negli anni Quaranta, Ray Charles Robinson (con il tempo, nella musica il cognome è caduto) può contare su un'autonomia inaudita, per di piú per un artista di colore. Convinto, dall'incursione nel jazz di qualche mese prima (Genius + Soul = Jazz), di avere di fronte a sé possibilità praticamente infinite, decide di provare ad approfondire alla sua maniera il repertorio del country. La sua maniera consiste nell'utilizzare una big band di ascendente jazz, con - quando serve - una sezione d'archi e cori in controcanto. E la ricetta degli album che ha inciso sul finire degli anni Cinquanta e all'alba dei Sessanta, quelli che hanno fatto di lui il numero uno sul mercato americano e della sua Ray Charles Enterprises un'azienda in ascesa. E chiaro, però, che la nuova impresa, di fronte alla quale peraltro tutti cercano di scoraggiarlo («Perderai i tuoi fan e non ne guadagnerai di nuovi», gli dice il presidente dell'ABC) è una scommessa in cui lui si gioca molto, se non tutto. Lui è nero, il country (o country and western, come lo chiama Ray) è bianco. E lui e il country sono in pratica i due bastioni del mercato discografico (ancora parzialmente segregato) di questi primi anni Sessanta, con le classifiche di vendita divise secondo la tazza (presunta) di chi acquista i dischi. Ma lui non molla: da bambino ascoltava religiosamente alla radio il Grand Ole Opry, lo show country in onda da Nashville, e niente lo fermerà. Si fa mandare dagli editori decine di canzoni, e ne sceglie dodici. Nel febbraio del 1962, ne registra un po' a New York, un po' a Los Angeles, sottolineando anche cosi, in fondo, che questa è un'idea inclusiva, non certo l'appropriazione indebita di un patrimonio altrui. Alla fine l'album è un album di Ray Charles, e basta: gli arrangiamenti non sono certo rivoluzionari, le interpretazioni si, se la bellezza e la perfezione possono essere rivoluzionarie. Sarà un trionfo, l'album starà in cima alle classifiche per quasi due anni, negli Usa, e la Ray Charles Enterprises chiuderà il 1962 con un fatturato gigantesco: 1,6 milioni di dollari. E la vendetta creativa del ragazzo che perse la vista a sei anni per una malattia che nessuno diagnosticò e nessuno curò (e che l'anno prima fece in tempo a vedere il fratello morire annegato in una tinozza), dell'uomo che soprannomineranno Genio. (4/5 voto mio)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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