I quarant’anni di “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd

La doppia essenza della realtà risiede tra il percepibile e il non percepibile. Tra le cose percepibili rientra la materia, e tra il non percepibile si trova tutto ciò a cui noi non prestiamo attenzione, ma che in realtà influenza la nostra esistenza. La musica è materia e spirito insieme, e il dualismo che di base la caratterizza risiede nella percezione dei suoni e nelle emozioni che ci suscita, in contrapposizione con il suo lato oscuro, quello che non si sente e non si vede ma che in fondo si percepisce. The Dark Side of the Moon è anima e corpo insieme, è il prisma che divide l’onda, è la rifrazione, è filosofia, è arte, è scienza ed è quasi perfezione. Lo sperimentalismo musicale e concettuale dei Pink Floyd è quasi tutto racchiuso in queste tracce che oggi, 1 Marzo, compiono quarant’anni, le quali, seppur appartenendo ad una corrente musicale fuori dalla nostra frenesia, più che mai risultano attuali e contemporanee.

The Dark Side of the Moon finisce un millennio e ne comincia un altro e racconta la grandezza delle retrovie della psiche umana, tanto grande e tanto fragile. Nel 1973, esattamente il primo giorno del mese di marzo a New York un grande tesoro inestimabile di arte musica e filosofia veniva messo al mondo, e seppur tanto omaggiato, tanto criticato, ha reso giustizia ad una lisergica parentesi della storia della musica. Chissà se a distanza di quattro decenni ne sia stato colto il totale significato, la totale sfumatura cupa e il lato nascosto, quello che non si vede. Il lato oscuro, buio e cupo è di sicuro quanto di più straordinario non sia mai stato percepito, e quanto di grande sia nascosto da quella luna pallida che ogni volta, ad ogni ascolto sembra parlarci. Se non tra i più belli, The Dark Side of the Moon oltre che essere l’outsider di un’intera discografia musicale, è di certo il disco dei record e dei numeri con tante cifre dall’irripetibile eccellenza.

Il dualismo di un disco come questo viene fuori raramente se non ci sono mani sapienti a plasmare con tanta arte e tanta dedizione le sette note in un così vasto repertorio di strumenti e suoni. Le idee sono figlie dei tempi ma sono rese grandi solo da chi ha la capacità di renderle tali e rimangono nel tempo immutate solo se concepite in miniera spirituale. Le delicate urla, le voci e i discorsi scanditi dalle tastiere e dai bassi sono il picco massimo di un disco come questo. Non abbiate paura di scoprire cosa c’è dietro quella palla luminosa o dentro il vostro inconscio, perché in quel momento avrete forse scoperto qualcosa di grande, avrete scoperto l’essenza non percepibile e non tangibile. The Dark Side of the Moon è l’onirico racconto di una tragica storia che non ha necessariamente un epilogo, ma che racconta il lento declino dell’umanità ancora tanto immatura da scoprire il lato oscuro della luna.

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