6 maggio 2012

Frank Zappa

Il duca della prugne, così era chiamato Frank Zappa, dal brano omonimo che comparve nel suo celebre secondo album "Absolutely Free". Nessuno prima di lui fu maestro della sovversione musicale, il più illuminato e multiforme dei musicisti generati dalla rivoluzione degli anni sessanta. La parte più ludica e irriverente della cultura rock, l'esempio indomabile di una coscienza scomoda e indigesta al perbenismo americano. 
Alla cultura rock, Zappa ha insegnato cinismo e parodia, una visione fortemente laica e demitizzata della realtà, mescolando musica e rumori, parole e gemiti, telefonate e sirene. Con pari dignità dimostrava che si poteva eseguire un jodel tirolese e Stravinskij, un chicchirichi e il jazz.
Come per tutti i grandi della musica del nostro tempo, continueremo a domandarci se sia stato o meno un raro, isolato genio del bricolage musicale, oppure un perfetto prodotto della sua epoca, di quegli anni sessanta e settanta così sbeffeggiati dai suoi dischi. Di sicuro Zappa innalzò a suo modo un canto di dolore per una gioventù costretta a rivedere le proprie scelte di vita per sopravvivere. Rifiutava le mode e le etichette e diventò, suo malgrado, il re della controcultura statunitense, attraverso performance, dischi, e persino poster (il più celebre dei quali lo ritrae seduto sul gabinetto del suo appartamento). I suoi testi sono un'esplicita condanna dell'ipocrisia borghese e dell'intero stile di vita americano. Sono dissacranti e irriguardosi, sono una clamorosa dichiarazione di libertà assoluta, un appello ai giovani a liberarsi di certe mode, della musica idiota e, soprattutto, a non accettare di essere considerati solo in quanto "consumatori".

3 commenti:

nella ha detto...

Non ci sono parole per commentare la genialità di Zappa... Solo goderlo in religioso silenzio, qualunque cosa ci proponga!

dunwich ha detto...

«Zappa definisce The Duke of Prunes una canzone d’amore surrealista: “L’eufemistico immaginario sessuale popolare delle
canzoni country, probabilmente già familiari a molti di voi, viene tramutato in questo particolare brano dall’elementare ‘fottimi, succhiami, fino a farmi impazzire, baby’ a ‘prugnami, formaggiami, go-kart...’, o qualcosa del genere. Questa canzone è molto strana”.»

(...)

«La felice intuizione è in questo caso del vocalist Ray Collins che, in sala d’incisione, si mette a giocare con il testo originale, sostituendo ai versi tipici e prevedibili dell’ennesima love song una serie di immagini evocate per pura assonanza. Nella classica rima “moon”/ “june”, perfetto cliché di tante canzoni romantiche, – compresa la I’ll Be On My Way dei Beatles – la luna diventa un “prune”, ovvero un gioco di parole tra “pruno” e “persona sgradevole”. Il “formaggio”, così generosamente offerto all’amata, diventa simbolo di smanceria (“cheesiness”).

La stessa melodia è l’adattamento – o se vogliamo la volgarizzazione – di una partitura per orchestra da camera, realizzata tre anni prima per i titoli di testa di Run Home Slow, un western a bassissimo costo la cui sceneggiatura era stata scritta da Don Cerveris, ex professore di inglese del liceo che aiutò Zappa a ottenere il suo primo ingaggio come compositore.

Questa e altre compiaciute esibizioni di stupidità lirica verranno più volte provocatoriamente giustificate da Zappa, sostenendo che i suoi testi potevano essere classificati in tre sole categorie: “Quelli davvero stupidi, quelli appena meno stupidi e una minoranza semplicemente divertenti”.»

(Duke Of Prunes, da "Frank Zappa for President")

Mi scuserai se mi sono autocitato nel post, ma il tuo bel ritratto di Zappa credo meritasse una chiosa sull'origine del nomignolo. Mi permetto anche di segnalarti il blog che ho dedicato al mio libro, modesto contributo all'opera di Frank:
http://zappaforpresident.blogspot.it/

Buon ascolto zappiano!

Michele Pizzi

Silvano Bottaro ha detto...

hai fatto benissimo e ti ringrazio. :)