13 giugno 2011

Mavis Staples - We'll never turn back (2007)

di Silvano Bottaro

E’ un doppio filo quello che percorre questo ottimo disco.
Il primo è quello di Mavis Staples: il gospel, il soul, la lotta, Dr. King (Martin Luther King) e la sua splendida voce.
Il secondo è quello di Ry Cooder: la produzione, il suo talento, la sua musica e il suo essere straordinario.
L’unione di questi due “fili” che tra loro si intrecciano, come la trama e l’ordito, formano un tappeto sonoro unico e inimitabile. Questo “tappeto sonoro” provoca e trasmette dei segnali che vanno a stimolare anche quelle “zone” più latenti del nostro cervello, creando così nuove sensazioni, nuove emozioni, che credevamo perdute.
Mavis Staples è una cantante di colore di 67 anni, è una leggenda del gospel. Possiede una delle voci più belle della musica soul, una delle voci più preziose della musica contemporanea. E’ stata cantante solista per tantissimi anni negli Staple Singer assieme al padre Roebuck Pops.
Incide questo, che probabilmente, è il più bel disco della sua carriera. Lo definisce quasi un miracolo, in quanto non pianificato e inciso buona parte in presa diretta, grazie naturalmente all’esperienza e alla professionalità di Ry Cooder.
Il titolo dell’album “Non torneremo mai indietro”, richiama il periodo della lotta per i diritti civili. I testi delle sue canzoni parlano di lotta, di emancipazione, di ideali. Invitano la gente a ritrovarsi insieme per parlare, socializzare, per restare uniti contro chi li vuole sfruttare, per restare liberi contro chi li vuole opprimere, per una vita e un mondo migliore.
“Sono passati quasi 50 anni da allora / Per quanto tempo ancora dovrà durare? / Dobbiamo cambiare le cose subito / Perché ancora oggi siamo trattati così male?”
Le canzoni di Mavis sono gospel, soul, folk e blues. La sua voce intensa ed energica, sprigiona un misto di rabbia ed emozione, di forza e religione (ancora adesso alla domenica si reca in chiesa battista per cantare).
E’ brava la Staples, sa trasmettere con la sua voce un’incredibile pathos e con le sue parole sa ridare senso alla black music. Nei cori si fa aiutare niente meno che dai Ladysmith Black Mambazo, che come sudafricani, qualcosa in questo campo lo sanno.
Anche in questo cd la figura di Ry Cooder è ancora una volta determinante. Questa volta però a differenza del suo ultimo lavoro “My name is Buddy” (ottimo disco ma più interessato alle liriche che non alle musiche), Ry affronta si, le stesse tematiche sopraddette, ma finalmente ci fa sentire ottima musica, la sua musica. Il suo personalissimo suono che lo rende unico. E’ il Ry Cooder che ci piace, che sa trasmettere quelle sue vibrazioni magiche.
Tra le varie composizioni, tutte di buon livello, due sono particolarmente ottime: “My Own Eyes” e “I’ll Be Rested”, che guarda caso, sono anche le uniche due firmate da Ry Cooder. Sarà un caso?
“Con questo disco / spero di ritrovare le medesime sensazioni / lo stesso spirito / l’identico messaggio di allora / e di contribuire a un cambiamento ancora una volta positivo". (Valutazione: Distinto)

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